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Mani, cicatrici, fiori

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 Tanto tempo fa, ho perso quasi il conto, feci un lavoro molto bello e profondo accompagnta da Mareia Claudia Lange. Ero stata guidata da lei in sessioni di lavoro emotivo corporeo ma lei arricchiva la sua offerta di accompagnamento con incontri in cui lo strumento per accedere a parti più protette di noi era la danza Butoh. Il pomeriggio che sperimentai con lei questa pratica eravamo in pochi.Il silenzio era totale e i movimenti erano esasperatamente lenti. In questa lentezza ricordo di avere 'sentito' il mio corpo in un modo preciso e puntuale come mai prima di allora. Ricordo di avere contattato un senso profondo di percezione di me stessa, non intellettualizzato, solo esperito. Lei ci dava degli spunti, ogni tanto con musica, ogni tanto con parole.  A volte per me è difficile dare fede a ciò che il corpo racconta nel silenzio.Abituata a tanta testa, tanto ragionamento, tante cause ed effetto, le visioni, le intuizioni, i "è così ma non so perchè" sono sfide sempre...

Mondo Mamma

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Essere Madre è un modo di pensare, di essere nel mondo, di prendersi cura del vivente. Qui e ora. Con amore incondizionato. Ci battiamo in mille modi per una cultura di pace, per salvare il pianeta, per tenerlo pulito e salvare le risorse ma in molti restano ancoràti a dei tabù, delle credenze profonde che propagandano una cultura di distacco, una ridicolizzazione dei bisogni profondi di cura, contatto, sicurezza, amore che l’essere umano manifesta a qualsiasi latitudine, sotto qualsiasi bandiera, a qualsiasi età ,sin dalla nascita. Sono anni che Michel Odent ci mette in guardia, dicendo che non riusciremo mai a cambiare il mondo  senza cambiare il modo di venire al mondo e io ci credo profondamente. Genevieve Vaughan, tempo fa, coniò per un congresso sulla economia del dono (sistema di economia a radice materna) una frase con un doppio senso intraducibile nella nostra lingua: aMother world is possible . Un’altro mondo è possibile gioca con Un mondo mamma è possibile . L’h...

Libertà...programmata!

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Questa è una storia breve e semplice ma la voglio raccontare perchè scriviamo sempre i nostri momenti epici e invece io imparo molto dalle mie idiozie. Un giorno in cui volevo fare pulizia sono entrata nella casetta - forno-laboratorio e ho preso tutte le bustine di semi accumulate da secoli e anche abbastanza dimenticate da chissà quando.Decido, con il cuore leggero, scaldato dal sole primaverile, di fare una di quelle attività tanto rivoluzionarie e tanto cool insieme al mio bimbo di un anno e mezzo. Andiamo vicino al cumulo di terra, che usiamo per le talee e i trapianti, muniti di un bel secchio capiente. Amir è selvaggiamente nudo e io porto un po' di acqua e i semi e comincio a impastare e chiedo a lui di versare i contenuti delle bustine nell'impasto di fango.L'idea era di fare come delle palline di terra (anche senza argilla ) e bombardare la nostra terra con i semi....Cantiamo e ridiamo mentre impastiamo e con le mani sporche di fango facciamo le prime palle...

Il bambino più buono

Quasi 11 anni fa vivevo ancora in città , o meglio in un paese-città, Pozzuoli, alle porte di Napoli in un continuum con questa. Avevo casa in un quartiere popolare, in un vicolo dove, affacciandomi alla finestra, potevo stringere la mano alla signora che abitava di fronte. In questo contesto, la mia naturale ritrosia aveva da fare i conti con una intimità forzata e ,devo dire, reggevo bene il confronto con la vita del vicolo. Anzi , mi piaceva. Il fatto che mi considerassero un po' strana non portava mai a mancanze di rispetto e, in particolare nel periodo del post parto, trovavo un alleggerimento il potere scambiare quattro chiacchere leggere con gente che a stento conoscevo. Fu così che un giorno una signora che non so bene chi fosse mi fermò chiedendomi del più e del meno della maternità e poi con enfasi chiese " Ma il tuo bambino è bravo?". Io fui stupita della domanda poichè non riuscivo a immaginare un bambino di un anno 'cattivo' ma ero davvero leggera i...

Il latte che non scende

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Tutte le mamme hanno il latte, come recita anche un famosissimo libro di Paola Negri. Eppure a guardarsi intorno così non sembra. viviamo Tralascio una serie di considerazioni legate alla società in cui viviamo e discorsi fatti rifatti e trovabili ovunque. Voglio come sempre condividere una storia. Allattavo Cosimo una sera,, molto stanca, e nel frattempo pensavo a tutte le cose che avrei voluto/dovuto fare. Lo allattavo seduta ma nel corpo sentivo l'impluso di muovermi e fare. In alternativa avrei voluto dormire!!! Cosimo ciucciava ma cominciava anche a dimenarsi e io in risposta mi innervosivo un po'. Poi si stacca dal seno e chiede: «Mamma, canta!». Sono terribilmente stonata e manco terribilmente di ritmo però la mia vita con i figli è sempre stata scandita da ore di canzoni inventate (tutte sulla stessa melodia) che accompagnavano (accompagnano) momenti particolari. E quando Cosimo ha attirato l'attenzione su questo i miei muscoli si sono rilassati e ho iniziato a c...

Quando raccogliere il frutto - Dpp

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Non amo gli inizi.Credo che la vita sia un continuum; che tutto ciò che ci accade o che scegliamo di fare di volta in volta sia indissolubilmente legato a ciò che è stato fatto o pensato prima.Che nulla è un caso. Eppure ci sono dei momenti speciali ai quali, se ripenso dopo un bel po' di tempo, sapendo ciò che so della mia vita dopo quel momento, attribuisco immancabilmente un valore di 'illuminazione' una sorta di  «e da lì tutto cambiò» . E iniziando a scrivere questo blog di storie non posso che cominciare dalla storia del frutto.... Una mattina di molti anni fa, quando ancora l'idea di figli, gravidanze, parti era lontana (almeno coscientemente) mi trovavo in una cucina della città di Cuenca in Ecuador a casa di una cara amica che lavorava lì e che mi ha ospitato per due mesi. Quella mattina a colazione con noi c'era Pablo, el rey de los jugos...Pablo il re dei succhi. Tutti facevano continuamente succhi di frutta in Ecuador e forse la prima illuminazione...

Del raccontare storie

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«Sei brava a raccontare le storie, perché non inizi?» disse la donna. Mi fido di lei. E' bella, sorridente, capace di vedere dietro le apparenze, e fa quello che decide di fare. E ci riesce. O almeno così io la vedo. Mi lusinga il suo apprezzamento e mi chiedo quali storie le abbia raccontato durante i nostri incontri che avevo preparato per essere molto professionali. Chissà, non ricordo, perché di fatto di storie ne racconto sempre. Non avrei detto che sono brava ma mi devo piegare alla verità che non sono mai riuscita a impersonare quella figura professionale distaccata e obbiettiva che dicono sia il modello da seguire. Dura i primi dieci minuti (dopo che ho ripetuto svariati mantra per entrare nel ruolo) poi esco fuori immancabilmente io ... Ultimamente però, e soprattutto grazie al mio mestiere di mamma, non sono più convinta che la via da preferire sia quella delle informazioni tecniche e dei dati che parlano al nostro intelletto. Le storie che ho raccontato ai miei fi...